Una invernale alle Lofoten: visto da lei

LofotenAd un certo momento si è formato un pensiero nella mente, si è cristallizzato e ha preso forma, e vedere l’aurora boreale è diventato l’obiettivo. Dal quel momento tutto mi parlava di lei e ovunque girassi lo sguardo mi sembrava un richiamo irresistibile. Incredibile come si può vivere anni senza pensare a certe cose e poi tutto, le riviste, le pubblicità, i video non fanno che riproporti un argomento che diventa un pensiero fisso. Dunque ho deciso che era arrivato il momento. Casualmente ne parlo durante una cena di amici e senza quasi accorgermi mi trovo a far parte di un equipaggio di 4 donne in partenza per le Lofoten. Ecco fatto, facile. Era maturo il momento. La scelta della settimana è stata mia e completamente fuorviante… Metà febbraio mi sembrava una buona data, la settimana di San Valentino, romantico pur essendo tutte donne. Il viaggio si è presentato subito in salita per via dei due scali (quindi tre voli andata e tre ritorno) che richiedevano due giornate intere di viaggio. Così, per via dei tempi stretti tra la progettazione e la realizzazione del viaggio, senza quasi accorgermi, mi sono trovata in volo. All’arrivo a Evenes ci aspettava un tempaccio con bufera di acqua e neve e uno strato di ghiaccio massiccio sulle strade. SvolvaerSbarchiamo a notte fonda e, dopo un’ora di pullman, a Narvik per grazia dell’autista otteniamo un taxi che ci porti alla nostra guest house. Il codice numerico che ci era stato inviato per aprire la porta (metodo utilizzato in tutti i posti che abbiamo poi frequentato) non apriva per niente la porta, buttandoci nella disperazione totale,  essendo le una di notte con un vento a 70 km/h gelato. Quando finalmente abbiamo chiamato un altro taxi e stavamo per andare via ecco che un ospite della pensione apre la porta per fumare una sigaretta. Ahhhh, salvi.
Il posto scelto aveva un punteggio molto alto in booking.com e una meravigliosa veranda a vetri sul mare artico e il paese di Narvik, completamente coperto di ghiaccio! Ma la colazione norvegese ci scalda e ci mette di buon umore. Seconda tappa il ritiro della auto con cui avremmo fatto tutto il giro. stradeLa ragazza ci guardava divertita e titubante. Ci offre una assicurazione supplementare che abbiamo subito fatto, ci ragguaglia che il tempo è Super Bad come se non ce ne fossimo accorte e ci informa che nei giorni passati le Lofoten sono rimaste senza elettricità per un uragano. Perfetto!!!! Proviamo le 4 ruote motrici dotate di gomme chiodate e Bianca decide che si può fare. Terza tappa prima di partire, un centro commerciale. Sempre buona regola dare un occhiata per conoscere usanze e costumi. Infatti compriamo subito da un cesto messo all’ingresso del negozio 4 paia di ramponcini applicabili alle scarpe e finalmente capiamo come gli abitanti riescano a camminare così disinvolti in salita e in discesa. Poi partiamo. L’avvicinamento alle Lofoten da Narvik è noioso, la Norvegia continentale è monotona e piatta e solo dopo un paio di ore abbiamo cominciato a vedere la costa del nostro arcipelago con le prime casette tipiche di pescatori rosse in riva al mare su palafitte. Le strade sono tenute molto pulite da spalaneve che  continuamente passano per liberarle da ghiaccio e neve. Le ore di luce erano ridotte ma la luminescenza sulla neve ci consentiva di circolare fino alle 7 di sera senza problema. Museo vichinghiMolte erano le attrazioni che ci eravamo prefisse ma abbiamo dovuto rinunciare a parecchie per via del tempo e degli stretti orari di apertura dalle 11 alle 3 del pomeriggio, ora entro la quale chiudono musei e centri turistici. Alcuni posti poi in questo periodo aprono solo su appuntamento e così abbiamo perso la visita al Polar Light Center a cui tenevo tanto, aperto un sola sera in settimana non adatta per noi. In compenso abbiamo visitato l’acquario con i pesci polari, il museo vichingo a Borg dove è stata rinvenuta la più grande casa vichinga esistente al mondo, nella quale molto probabilmente ha vissuto uno dei più importanti capi vichinghi. Abbiamo dormito sempre nei rorbuer, le tipiche case utilizzate dai pescatori delle isole Lofoten. Completamente in legno dormirci dentro è un’esperienza: lofotenla notte sotto un meraviglioso piumone si sente il mare che si agita sotto le palafitte mentre il vento fischia e fa tremare le finestre e ogni tanto la luna fa capolino disegnando la sua scia sul mare che tutto circonda.

La parte più interessante in assoluto è la seconda metà dell’arcipelago. La densità abitativa già bassa diventa ancora minore e i villaggi sono preservati ancora quasi intatti nella loro essenzialità estrema. Un solo posto per mangiare, un negozio di alimentari ogni tanto ma molti porticcioli e ovunque supporti in stoccafissilegno pronti per la essiccazione del pesce. Infatti proprio in questo periodo il pesce viene preparato immediatamente dopo la cattura, decapitato e pulito, e messo a essiccare intero o aperto lungo la spina dorsale, lasciando le metà unite per la coda sui supporti all’aria aperta da febbraio a maggio. Ora i pesci sono freschi mentre a maggio saranno stoccafissi. Si fa risalire l’uso del bacalà nel Veneto all’importazione di stoccafissi da parte di un nostro connazionale, il veneziano Pietro Querini. Egli  naufragò verso la metà del 400 sull’isola di Røst a sud delle Lofoten e per sopravvivere imparò a nutrirsi di questi grossi pesci. Rientrando a casa il capitano portò gli stoccafissi e l’uso di mangiarli che è così diffuso ancora oggi. Da Reinesegnalare è il villaggio di Å, l’ultimo villaggio di pescatori delle Lofoten lungo la strada E10 che ha preso il nome dall’ultima lettera dell’alfabeto norvegese. Oggi trasformato interamente in museo ospita il museo dello Stoccafisso. Le spiagge di sabbia bianca d’estate sono caraibiche ma in questa stagione mozzano il fiato dalla bellezza con la neve fino al mare e il riflesso pallido del sole invernale.

spiaggiaLa partenza da questo luogo di fiaba è stata turbolenta come l’arrivo. In coda da qualche minuto per imbarcarci sul traghetto che ci avrebbe portato a Bodo, da dove imbarcarsi sul volo di ritorno, un grosso e gentile camionista nostro compagno ci avverte che la corsa del traghetto è stata cancellata. A 12 ore dal nostro volo non ci è rimasto che decidere di guidare tutta la notte per tentare di raggiungere il volo, percorrendo 500 km sotto una tempesta di neve e vento. Quella notte ci ha regalato degli incontri ravvicinati con un alce e una volpe artica che ci ha attraversato la strada. Infine, la nostra decisione è stata premiata, consentendoci di arrivare all’aeroporto 4 minuti prima che chiudessero il nostro volo e di imbarcarci, tornando sani e salvi a casa. Dopo questa esperienza devo confessare che non ci siamo neanche rattristati troppo di non aver visto l’aurora boreale. Abbiamo avuto molte avventure e molte emozioni comunque. Anche se, il giorno dopo la nostra partenza, le previsioni del tempo davano di nuovo sereno e attività solare particolarmente intensa per quella notte. In questo modo il grande nord continua a effettuare il suo richiamo su di noi. E possibilmente torneremo al nord altrove a cercare la nostra chimera…

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