Alla ricerca dell’abominevole

L’immane tragedia che ha colpito il Nepal non dovrebbe consentire il prosieguo di questa cronaca. Se vado avanti, è solo perché non ho alternative. La terra ha iniziato a tremare mentre ero a casa di Lhakpa pronto per ripartire, già con lo zaino in spalla. C’era stata subito la sensazione che era successo qualcosa di grave, ma per fortuna la zona immediatamente intorno sembrava avere sofferto “solo” danni materiali, a parte un povero sfortunato portatore centrato in pieno da una frana. Come molti altri turisti, ero pronto a dare una mano anche rinunciando a proseguire, ma l’orgoglio e ostinazione degli sherpa hanno reso questo impossibile. Una storia sopra le altre: alla richiesta dal governo centrale se avevano bisogno di aiuto, la risposta è stata no, meglio aiutare altri. Che gente!

Namche è in breve diventata il punto di passaggio obbligato di tutti quelli che scappavano dalle alti valli in cerca di un volo per Katmandu e le tende hanno invaso i pochi pezzi di terra pianeggianti in un tripudio di colori svariatissimi, giallo, rosso, verde… Così dopo 5 giorni di blocco, anche a causa del maltempo, ho finalmente preso la non facile decisione di andare controcorrente in cerca di avventura, ben sapendo quanti pochi condividerebbero tale decisione. Direzione la valle di Gokyo, meta normalmente trascurata dalle truppe turistiche che anelano al campo base dell’Everest e al Kala Pattar, così affollati che sembrano piazza del duomo (e danno grossi problemi di smaltimento dei rifiuti, si pensi alle tonnellate di, ehm, da eliminare) .

La prima ora di cammino, che corrisponde a quella verso l’Everest, la dice tutta: sembrava di essere in autostrada con forte traffico contrario e rischio di scontro frontale con chi azzardava sorpassi. Come sono diventati antipatici i turisti! Nessuno saluta e i pochi che ti guardano in faccia quando li incroci sembrano dire: e tu che c… ci fai qui? Bei tempi andati quando si diventava praticamente fratelli dei viandanti che si incrociavano…

Ma dopo la prima ora di autostrada, una flebile traccia si diparte a sinistra inerpicandosi sul una rampa rocciosa ed esposta, è il sentiero di Gokyo che in breve porta su un largo costone che domina il monastero di Tengboche dall’altra parte della valle. Non incrociamo nessuno, solo qualche yak che bruca nell’erba e alcuni alpeggi. Forse pochi altri sentieri più di questo danno la sensazione della vastità himalayana. Aquile enormi volteggiano minacciose sopra di noi e si vedono alcuni grossi cervi o stambecchi. Ecco, questo sarebbe il posto giusto per l’abominevole uomo delle nevi! Sfodero la Nikon col 300mm pronto per lo scoop, e invece cosa trovo dietro un tornante? Nientemeno che un altisonante River Resort, magnifico Lodge in riva al fiume dove ci fermeremo questa notte. Mah, forse avrei preferito lo yeti, ma per ora non mi lamento…

 

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