Madeira, giardino dell’Atlantico o dell’eterna primavera: visto da lei

giardino botanicoComunque la si voglia chiamare, l’isola appare come un grande giardino tropicale coperto da una enorme varietà di piante e straripante di fiori. All’arrivo con il volo da Lisbona, le cime delle montagne sbucano aguzze e taglienti oltre la coltre di nuvole, lasciando intuire la natura montuosa del suo territorio che, comunque, è niente al confronto poi alla vera realtà, dove le strade, anche all’interno dei paesi, talvolta superano il 30% di pendenza! Al ritiro dell’auto, una panda modello base, l‘impiegata ci offre un cambio con un’auto più potente, spiegando che il modello scelto è un po’ debole per le strade dell’isola. E noi, da diffidenti, pensiamo subito che voglia fare un guadagno ulteriore, salvo poi una volta in giro per l’isola tirare “il collo” alla povera utilitaria.

FunchalIl clima che si respira all’arrivo è rilassato, proprio di un posto dove non c’è pressione di folle di turisti e la vita, con le sue piccole occorrenze quotidiane, mantiene la priorità sul resto. L’impiegata si dimostra molto affannata a consegnare l’auto perché, ci informa, che tra 30 minuti iniziano i fuochi d’artificio a Funchal, la capitale, dove siamo diretti e che non dobbiamo proprio perderli. Riduce all’osso i dettagli su contratto e auto e ci spinge fuori dal negozio perché non perdiamo tempo. Insiste sullo spettacolo. Si sa che i primi minuti dopo l’arrivo in un posto nuovo sono i più difficili e il recupero dell’auto non è semplice anche perché sta diventando buio. Imbocchiamo l’autostrada che ci porta a Funchal a tutta birra, come raccomandato.

Mi stupisce la densità di costruzioni che, dalla riva del mare, si estendono a perdita d’occhio su per le montagne. La vallata di Funchal è praticamente tutta costruita. Ma la luce blu della sera è limpidissima e le luci delle abitazioni sono nitide, una percezione del tutto nuova!

albergo Monte CarloAll’arrivo in città impostiamo il navigatore senza il quale mai saremmo arrivati al nostro albergo, Hotel Monte Carlo, una villa primi del novecento costruita da una benestante famiglia, decaduta con la crisi del ’29: il vicolo di accesso è ripido e strettissimo, il posteggio improbabile ma la vista sui fuochi che stanno iniziando superba. Un ottimo inizio.

Se si accetta l’idea che la prima impressione è quella che conta, posso dire che in questo posto si respira un’atmosfera provinciale dai ritmi blandi, la cui popolazione è consapevole e indifferente di essere in una terra troppo lontana dalle grandi rotte internazionali per poter partecipare agli avvenimenti, alle mode, ai ritmi cosmopoliti. In quest’isola in mezzo all’Atlantico di fronte al Marocco, lontana quasi due ore di volo da Lisbona, con un clima tropicale tutto l’anno si percepisce più fortemente il passato di gloriose presenze venute a godere del suo clima, quali ad esempio l’imperatrice Sissi prima e miradorl’imperatore Carlo I d’Austria poi, che non la speculazione turistica che caratterizza le Canarie a due passi da qui. Il fatto poi che Madeira sia un’isola con vocazione agricola e botanica e non possieda spiagge la caratterizza anche nel genere di turismo che attrae, fatto di naturalisti, amanti di passeggiate e tranquille coppie anziane nordiche di habitué che soggiornano beneficiando del clima salutare.

MadeiraLa configurazione montuosa dell’isola fa si che le strade di collegamento esistenti siano costruite a fondovalle e costruiscano dei percorsi ad anello che delimitano le varie aree del suo territorio. Così gli itinerari sono obbligati. Scegliamo di cominciare dalla visita alle cime pensando di poter avere così un’idea del posto osservando dall’alto la configurazione. Tappa obbligata Pico dos Barcelos punto panoramico sovrastante Funchal. FreirasLa strada si inerpica ancora verso Eira do Serrado, scenografico punto di osservazione sulle montagne scoscese e il cratere vulcanico, Curral das Freitas, dove nel XIV secolo le monache si rifugiarono per sfuggire ai pirati che spesso attaccavano Madeira. A questo punto, non resistiamo all’idea di raggiungere Pico do Areeiro, il terzo punto più alto dell’isola (1818 m.): tutt’intorno, le viste sono spettacolari, con le nuvole di umidità che fluttuano a metà costa lasciando sbucare le vette aguzze e scoscese del Pico.pico do Areeiro Sulla cima c’è un ristorante panoramico molto opportuno, dove ci rilassiamo e mangiamo ammirando la vastità intorno a noi. La sera i vicoli di Funchal vecchio ci accolgono e ci coccolano con gli esperti camerieri che sanno come catturare l’attenzione e le grazie dei clienti come raramente ho visto da altre parti.

Il giorno seguente, niente colazione in albergo perché scadente. Ci dirigiamo verso un paesino di pescatori, Camara de Lobos, letteralmente la stanza delle Camara de lobosfoche, che un tempo erano qui numerose e che oggi si sono rifugiate alle isole Desertas perché cacciate senza pietà dai pescatori a causa della loro concorrenza per la pesca del pesce. La strada costiera passa alta e noi ci inoltriamo in uno stradello irto che porta al mare. Troviamo una pasticceria che serve anche caffè dove facciamo una ottima colazione, iniziando la conoscenza con i dolci locali. Oggi è la festa di S. Pietro, e c’è grande fermento per la festa di questa sera. Decidiamo di tornare più tardi. scogliereProseguiamo l’esplorazione. Le scogliere proseguono alte e scoscese, piene di “miradores” (punti panoramici) molto fotogenici. Sembra di osservare la costa da un aeroplano e ci stupiamo di vedere volare le aquile giù in basso. Non ci sono spiagge, e nemmeno barche in mare che facciano pensare a una attività balneare.

Seguendo la costa arriviamo a Ribeira Brava anche qui aria di festa. Curiosando in un cortile vediamo un certo fermento. Una grande macelleria, aperta nonostante ora di pranzo, è piena di clienti. Entriamo anche noi e scopriamo che si può scegliere un pezzo di carne che viene trasformato in spiedino che fuori in spiedocortile viene messo in un forno dalla fiamma viva e in men che non si dica siamo seduti a un tavolo insieme a molti indigeni a mangiare il nostro spiedo con vino e pane rigorosamente con le mani, stile uomo della pietra. Delizioso! Dopo un caffè sul lungomare procediamo verso l’interno dell’isola. In un paesino di contadini troviamo una fabbrica di ceste e oggetti in vimini molto fantasiosi. Una signora dalle mani abili intreccia velocemente cesti per la curiosità dei turisti: un’arte antica che raramente si vede ormai da noi. A ogni tappa si rafforza l’impressione che siamo indietro di 50 anni almeno nel tempo.

Data la conformità montuosa del posto, ci sono dei percorsi obbligati per visitare l’isola. Quindi dedichiamo ogni giorno a una zona diversa. Ma che sorpresa scoprire che ogni zona è così diversa come vegetazione, ma anche come configurazione delle coste e delle case. MonitzA nord-ovest verso Porto Monitz alte scogliere e una zona di lava vulcanica forma piscine naturali dove le onde entrano ed escono in modo scenografico, uno dei pochi posti adatti a fare il bagno. La parte nord-est invece è caratterizzata da una penisola desertica, la punta di San Lorenzo, dove sorgono nel mare dei faraglioni impressionanti. Qui ci sono dei bei sentieri che si addentrano in una zona priva di strade e piuttosto selvaggia con meravigliosi scorci sulle isole Desertas, che sono di fronte. Nella zona centrale a nord la vegetazione è particolarmente rigogliosa e tropicale e sorge un villaggio, SantanaSantana, caratterizzato da case col tetto di paglia molto coreografiche. A ovest visitiamo una fabbrica di zucchero, ricavato dalla canna che è stata estensivamente coltivata nel secolo scorso. Interessante la storia e le foto d’epoca, che danno uno spaccato della società inizio secolo.

Ma al di là delle peculiarità, ogni angolo riserva sorprese e possibili avventure se non si va di fretta. Al centro dell’isola molti canali costruiti per trasportare levadal’acqua dai fiumi alle campagne, chiamati levadas, si snodano lungo sentieri nei boschi e sono delle camminate molto belle, che vale assolutamente la pena di fare. Seguendo uno di questi percorsi abbiamo trovato un allevamento di trote con ristorantino annesso fantastico e freschissimo essendo in quota.

La sera abbiamo optato per i paesini lungo la costa, cambiando ogni sera località e scoprendo piazzette e piatti tipici assai diversi dalla cucina portoghese della terraferma. Qui fanno uso di banane, di cui sono grandi produttori, che vengono servite col pesce in un piatto tipico squisito.

E non bisogna neanche preoccuparsi per il tempo che è sempre buono e fresco tutto l’anno, una eterna primavera, appunto! L’intera isola poi è disseminata da giardini botanici più o meno famosi, alcuni costruiti da personaggi illustri, che hanno soggiornato qui, ma in definitiva tutta l’isola è un giardino tropicale pieno di fiori diversi a seconda della stagione. montePoco lontano da Funchal, un paese chiamato Monte, richiama molti visitatori per due particolarità. La sua grande cattedrale barocca visibile anche da molto lontano con due campanili, ospita le spoglie dell’ultimo imperatore austriaco, Carlo I, morto a Madeira in esilio. In carreirosfondo alle scalinate della chiesa, invece, i Carreiros do Monte, uomini vestiti di bianco “guidano” dei tradizionali carretti in vimini montati su pattini. Sfruttando la forte pendenza della strada estremamente liscia, i carretti scivolano fino a valle, un antico mezzo di locomozione ora diventato divertimento per i turisti.

La visita di questa meta ci ha molto soddisfatto. Eravamo stati attratti dalla meta esotica, non troppo comune, non pubblicizzata, dalla curiosità del suo vino Madeira che ci ha fatto sorridere non poco con la classificazione in secco, medio-secco, dolce, medio-dolce, che ogni sera abbiamo degustato non trovando reali differenze ma facendo grandi discussioni con i ristoratori. Abbiamo scoperto che per loro è un aperitivo, mentre noi lo abbiamo preferito molto di più come vino da dopo pasto. Non c’è che provare e decidere.

Invece, non abbiamo fatto in tempo a vedere Porto Santo, una piccola isola a poco più di un’ora di navigazione dalle belle spiagge dorate, né le tre isole minori, le Desertas disabitate da persone ma ricche di foche, delfini e balene, alcune delle quali rimangono tutto l’anno nelle loro acque. Ci siamo detti che sarà per la prossima volta, in fondo è una meta di habitué.

 

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