Sugli Appennini alla ricerca del tempo perduto: visto da lei

Suggestionati dai racconti di Rumiz nei Monti Naviganti, partiamo per una vacanza verso mete a noi sconosciute, scegliendo di esplorare il tratto dell’Appennino romagnolo, umbro, marchigiano. PercorsoL’intenzione è di ricalcare le tappe descritte, invece la canicola dell’estate ci spingerà talvolta a rifugiarci nelle alture dove trovare un po’ di sollievo. L’obiettivo comunque è quello di scoprire luoghi “autentici”, lontani dalla notorietà di mode, fama storica o attrazioni artistiche rinomate internazionalmente.

Seguiamo i suggerimenti di percorrere strade non battute, alla ricerca di un’Italia diversa, rimasta incontaminata, dove paesaggi, colori, odori, e persone ci faranno tornare indietro alla ricerca del tempo perduto. Sono le strade bianche delle cartine, bianche anche perché spesso sterrate, che riservano talvolta la sorpresa di essere chiuse, magari quando ormai sono state percorse quasi tutte, costringendoti a tornare indietro o a fare lunghe deviazioni. Ma che ti aiutano a entrare nell’idea che stai facendo una ricerca, che la meta è il viaggio e non la destinazione, che il tempo non detta più legge ma si sottomette ai ritmi che l’incedere scandisce.
Certo, ci vuole qualche tempo per entrare in sintonia con questa logica. All’inizio i contrattempi innervosiscono e l’occhio non è abituato a cogliere gli indizi da seguire per scoprire tesori nascosti come un ponte romano, un eremo, una malga dove si produce il formaggio, un’osteria dal sapore antico. Indizzi sulle strade bianchePiù si è disposti a rischiare seguendo gli indizi, più grande è la ricompensa. L’Appennino, delle tante mete esplorate, si presta bene a questa ricerca: è ricco di tesori, è prodigo di leggende e sorprese, vario e variopinto e la popolazione è semplice, accogliente, rilassata anche la settimana di ferragosto!
Puntiamo sull’Abetone e con sorpresa scopriamo che per tutto il viaggio i boschi non ci abbandoneranno mai. Ma quanti boschi ha l’Italia? Sembra che sia costruita solo sulle coste… ma dentro prati, corsi d’acqua e boschi a non finire. L’agriturismo scelto è a due passi da Cutigliano, delizioso borgo medioevale. Siamo nella patria dei mirtilli: sagre, marmellate, focacce al mirtillo. Ma anche funghi e tartufi, niente male. Nel primo giorno di esplorazione, sbagliando strada, ci imbattiamo in un gruppo di case celtiche! Leggo il cartello per caso, solo perché vengo colpita dal buffo tetto a gradoni, coperto di paglia. Scopriamo così che un tempo in queste terre, prima dell’avvento dei romani, c’era uno stanziamento importante e che la zona ne è piena. E’ in effetti il miglior modo per imparare la storia, quello di scoprire sul posto le peculiarità della zona. L’ambiente è bellissimo, colline aperte, acqua in abbondanza, terra fertile. Cosa c’è di meglio? Proseguendo troviamo Schegge, un grande centro sciistico ben attrezzato, colonizzato da ragazze senegalesi che vendono le loro collanine. Sono conosciute e apprezzate la gente le chiama per nome e si vede che sono di casa. Facciamo amicizia anche noi. Più avanti nella valle ci attrae l’indicazione di Lucchio, un villaggio completamente in pietra arroccato sulla cresta di una montagna. LucchioLa strada si inerpica tra boschi fino in alto. Il tramonto tinge di rosa il borgo che risulta l’ultima cosa illuminata della valle. Percorriamo i vicoli stretti solo pedonali sovrastati da un castello diroccato da cui si gode una vista impagabile sulla piana di Pistoia. Gli abitanti sono allegri e loquaci, i numerosi gatti amichevoli. Un influsso benefico pervade l’ambiente. Un solo locale pubblico fa da bar, negozio, ritrovo, ristorante. Questa sera organizzano anche una recita!
Rimaniamo nella zona tre notti, qualcosa di magnetico ci attira. Decidiamo di dare un occhiata anche a Orsigna, rifugio di Terzani. La strada di accesso e’ strettissima tra boschi fitti. In paese tutti si conoscono e siamo identificati subito come outsider. Mi emoziona vedere il posto che ho conosciuto attraverso le letture e che ho spesso abitato con l’immaginazione insieme a lui, mentre ricordava nell’ultimo periodo i suoi viaggi per il mondo.
Venendo via passiamo per Pavana, noto alla gente della zona perché nei suoi boschi vi abita il popolo degli Elfi. Vivono in case di pietra abbandonate, che sistemano alla meglio senza elettricità, raccogliendo frutti ed erbe spontanee, coltivando ortaggi, cereali, castagne, olive e allevando qualche bestiame ma solo per la loro sussistenza. Tutto viene ripartito fra tutti i villaggi in base alle necessità.
Esaurita la zona ci spostiamo a sud. Una veloce tappa a Poppi col suo castello ci da l’idea di un posto troppo civilizzato. Ripartiamo, puntando sul Parco del Monte Cucco. Abbiamo trovato su booking.com un agriturismo proprio all’interno del parco a Sigillo. Parco Monte CuccoLa campagna è dolce, come la padrona di casa, accogliente come se fossimo amici di vecchia data invece che avventori di passaggio e innamorata della sua terra. Ci trasmette il desiderio di scoprire i gioielli del parco, monasteri, abazie, la via al mare percorsa dai Cavalieri delle Crociate, l’eremo di San Girolamo ancora abitato da monaci di clausura completa, tra l’altro giovanissimi. Una intera giornata nel parco è stato il minimo. La natura è meravigliosa. Alla abbazia di Sant’Emiliano troviamo un giovane volontario appassionato, che apre il luogo per i turisti gratuitamente e che ci incanta con i racconti sulla storia dell’abbazia. Arriviamo per ora di pranzo a Fonte Avellana, descritta già da Dante nel 21° canto del Paradiso, dove mangiamo nel refettorio dei frati aperto anche ai pellegrini, come noi. Di soddisfazione anche la visita alla Grotta di Monte Cucco, che attrae migliaia di visitatori. La tappa successiva è Pioraco, un piccolo borgo delle Marche ai piedi di due vallate, ricco di acque e famoso perché ospita le cartiere che riforniscono Fabriano. li VurgacciSappiamo che i suoi boschi ospitano una curiosa raccolta di mostri intagliati nella roccia: li Vurgacci e ci addentriamo sul percorso che costeggia il fiume Potenza alla loro ricerca.li Vurgacci
Ripartiti, puntiamo sui Monti Sibillini, una catena montuosa che super i 2400 metri, ricchi di natura, storia, cultura come solo l’Italia può fare, una scoperta che ci lascia a bocca aperta. Questa terra era conosciuta in tutta Europa nel 15 secolo come terra di fate, negromanti ed orrori, tra cui è famosa la grotta della Sibilla. Da segnalare la visita al Santuario di Macereto, Santuario di Maceretoluogo speciale per la sua collocazione in mezzo a campi e brulle colline completamente disabitate, in una atmosfera speciale proprio perché lontana da tutto. Il giro del parco può richiedere diversi giorni. Noi ne avevamo solo uno ed è stata una scommessa. Ad ogni tappa la insaziabile curiosità di vedere ancora ci ha spinto fino a quando la luce del giorno è scomparsa del tutto. Siamo arrivati a Castelluccio, regno delle lenticchie, al tramonto e siamo rimasti a lungo senza parole ad ammirare il Piano Grande dall’alto sulla strada che scollina. CastelluccioNon c’era più la famosa fioritura, che attira a luglio milioni di turisti da tutta Europa, ma la visione è stata lo stesso elettrizzante.
E per finire, sulla via di casa, ci concediamo una sosta di “servizio” nel Chianti, a Radda. Non sarei proprio in grado di dire quale luogo mi è piaciuto di più. Il Chianti a RaddaTutti al top, tutti emozionanti. Di tanti posti visitati potrei solo dire: Viva l’Italia!
I giorni sono sfuggiti velocemente, abbiamo perso la cognizione del tempo e questo è stato l’aspetto migliore del viaggio. Come granelli di sabbia di una clessidra ipotetica i giorni sono scivolati lasciandoci le emozioni intatte per molto tempo.

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